domingo, 13 de dezembro de 2009

Forseti - Europa

Degolação de S. João Baptista

Degolação de S. João Baptista



Guimarães, 1510-1550, Convento de S. Francisco Fresco representando o episódio da degolação de S. João Baptista. Como pano de fundo, à esquerda, vê-se uma casa com torre. Há duas cenas em primeiro plano: uma interior e outra exterior.

Do lado direito, sentado a uma mesa com alguns alimentos (um cálice, um prato com um frango e pão) está Herodes de barbas compridas, com as mãos levantadas e os olhos fechados.

À sua esquerda encontra-se Herodíade, a cunhada, com a cabeça inclinada para o lado direito agarrando a cabeça de S. João Baptista pelos cabelos na mão esquerda e exibindo uma expressão de satisfação, também evidenciada pelo gesto da sua mão direita com dois dedos levantados em sinal de vitória. Em pé e à sua frente, Salomé apresenta-lhe a bandeja com a cabeça do santo. Do lado esquerdo do quadro, está o santo ainda ajoelhado e com as mãos em sinal de oração mas já sem cabeça. Aparece ladeado por dois soldados, um dos quais se encontra ainda de espada em riste.


sábado, 12 de dezembro de 2009

Arte animação de areia !



Entrevista a Franco G. Freda

Entrevista a Franco G. Freda


(“Corriere del Veneto”, 12-12-2009)

Cos'è per lei Piazza Fontana?

«Il mio predicato criminale. Farò una ri­chiesta alle autorità per aggiungerlo al mio nom de plume, Luciano Lìcandro. Voi­là: Luciano Lìcandro di Piazza Fontana. Le piace? Suona bene?».

Sempre innocente?

«A questa domanda hanno già rispo­sto, autorevolmente, le corti di Catanzaro e Bari. Non si abbia l'insolenza di fingere che questa risposta che dichiara la mia non responsabilità criminale non sia stata data».

Riconosce qualche altra accusa?

«Sì, l'attentato che da oltre cinquant'an­ni muovo alla visione del mondo della de­mocrazia».


«Se Freda dicesse la verità», dice il giu­dice Stiz che per primo ha indagato su di lei. «L'unica verità è che sono stati lo­ro: Freda e Ventura». Lo raccontano le sentenze. Cos'è per Freda un giudice, una sentenza? Cos'è la giustizia terrena?

«Un giudice è un attaché dell'ordine giudiziario che si sente ministro sacerdo­tale della giustizia. Se la politica è la conti­nuazione della guerra con altri mezzi, la politica giudiziaria, con le sue sentenze, è anch'essa prosecuzione della guerra, gio­cata attraverso la posologia delle sanzioni. Una sentenza è una battaglia. Ma la guerra continua. Non può esaurirsi, impastata com’è di essa la vita.Giustizia è subordinazione dei peggiori ai pochissimi migliori: della massa dei peggiori ai po­chissimi migliori. E' regime castale. E' sot­tomissione ai 'belli-e-buoni'. Non è certo intrisa, la giustizia, di ipocrita bava senti­mentale».

Una strage di Stato. Servizi, copertu­re, depistaggi, strategia della tensione. Cosa ne pensa?

«Penso che riesca a darsi da solo la ri­sposta circa l'imbecillità di questo assem­blaggio di elementi, che può giustificarsi solo nel disordine di una rissa politica, cui non è di mio gusto partecipare. Chi ha for­mulato simili ipotesi parla di verità, ma in realtà non la persegue, voglioso di coltiva­re solo il proprio 'particulare' interesse. La sua è strategia di astensione dalla veri­tà».

Se qualcuno ha voluto la strategia del­la tensione per creare un nuovo ordine di idee, un cameratismo antisovietico, ha fallito. Non crede?

«In qualsiasi comportamento umano c'è tensione. Forse oggi non più, tant'è ve­ro che si ricorre a sostanze psicotrope per eccitarla, oppure ai transessuali. Oggi la tattica è quella dell'entropia, della catato­nia, dell'abbassamento, dell'estenuazione. Io fin dall'adolescenza mi sono riconosciu­to in un sentimento e in una idea del mon­do radicalmente ostili alla democrazia, ov­vero all'egualitarismo, ossia al cristianesi­mo, dunque alla modernità nel suo com­plesso, alla decadenza che la connota. Vi­vendo questa ostilità, ho colto in quei regi­mi castrensi del secolo scorso, meglio no­ti come fascismi, delle forze di reazione, delle insurrezioni contro la decadenza, germinate, tutta­via, dal suolo della moderni­tà. Per impiegare una metafora: nell’autunno della decadenza, i fascismi hanno avuto il significato di una ‘estate di san martino’, che, alla fine, è un preludio alla caduta».


Che sistema ne è uscito secondo lei?

« Ma è possibile che lei non avverta quanto la sua domanda sia anacronistica oggi, di fronte al nuovo paesaggio che si disegna, di guerre razziali, di conflitti etnici? Continua a parlare di assetti sociali, di antagonismi ideologici, di istanze distributive di ricchezza, mentre osserviamo le convulsioni, l’agonia in cui si dibatte la nostra razza?

Chi è Franco Freda?

«E’ un uomo che ha agito come ha il do­vere di comportarsi un soldato politico, un miliziano, quando combatte dietro le linee nemiche. In questo caso, quelle della democrazia. La sua linea di condotta rima­ne quella cantata da Bertold Brecht, ebreo comunista di rango. Nella mia parafrasi: 'Chi combatte per il sentimento e l'idea del mondo in cui si riconosce deve conti­nuare la battaglia e interrompere la batta­glia; dichiarare la verità e celare la verità; protendersi e ritirarsi; irrigidirsi e piegar­si da giunco fino a che la corrente non sia passata. Chi combatte per il senso e l'idea del mondo in cui si riconosce ha tra tutte una sola divisa: nulla tralasciare per com­pierli e realizzarli'. La mia vocazione è quella dell'uomo che abbia dignità e ri­spetto di sé».

Ordine Nuovo: un movimento, un'idea, un'illusione o cosa?

«Niente. Ma non il niente del nichili­smo. Proprio niente, aria fritta».


Carlo Maria Maggi (il dottore venezia­no di Ordine Nuovo) dice: non c'erano contatti con i padovani, ci si detestava. E' vero?

«L'aria fritta si può detestarla?».

Maggi dice anche che secondo lui la pista più probabile è Valpreda. Come la vede?

«Mi scusi, ma l'espressione aria fritta non esaurisce il tutto del niente?».


Secondo l'agente Spiazzi invece, sareb­bero stati gli americani. Tutti dicono la loro. Le viene da ridere?

«Ci sarebbe da piangere quando i latrati e i guaiti della canaille raggiungono la lu­na».


Cos'è una strage di gente comune?

«Si rivolge a me? Perché non ai dirigen­ti del Pentagono, che hanno pianificato le stragi, l'altro ieri in Serbia, ieri in Iraq, og­gi in Afghanistan? Per non ricordare Hiro­shima, Nagasaki, Dresda, la Palestina… Perché loro non sono testimoni di Evola, ma di Yahvè?…»


Piazza Fontana le ha cambiato la vita?

«Non confonda il fatto con la sua proie­zione giudiziaria, processuale. Quest'ulti­ma mi ha imposto quattordici anni di clau­sura, che per me ha significato una guerra di posizione, un radicamento nella mia li­nea di fronte».

Sopporti l’ultima domanda borghese: chi è stato?

«E lei sopporti questa massima di Shakespeare: 'I segreti si affidano al cuo­re, non alla lingua'. E se per assurdo io avessi un segreto, lo affiderei alla sua gaz­zetta cursoria?».

Andrea Pasqualetto

sexta-feira, 11 de dezembro de 2009

A Revolução é como o Vento

Coração Rebelde !!!!


Teatro Grotesco ao vivo

Guénon R., 'A crise do mundo moderno'.

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Guénon R., 'A crise do mundo moderno'.
(Reprodução de uma recessão que apareceu no 'Margini. Letture e riletture' - periodico da Libreria Ar)



'Se nos anos '20-40' o trabalho de Guénon foi mediado principalmente por Evola, em Itália, Giorgio De Reghini, no momento imediato ao pós-guerra na Rivista di Studi Iniziatici (série nova da revisão anterior Mondo Occulto), com sede em Nápoles, assumiu os cargos, traduzindo vários escritos de Guénon e fazendo explicitamente referência ao jornal francês Études traditionnelles Guenon.
Retiramos uma recessão que apareceu no Occult Mundo:

"Este trabalho de Guenon [A crise do mundo moderno, ndr], que a editora Hoepli queria tornar acessível ao maior público italiano, não deve ser confundido com os muitos outros que lidam com a ' crise ' e ' tramonto ' ocidental.
Estas críticas não são ociosas, mas de uma visão crua, viril, realista, que não proceda de pontos de vista pessoais ou especulações dialécticas, mas do ponto de vista da própria verdade. Guénon confronta o problema do sentido e destino do mundo moderno, em nome da 'tradição', no sentido mais elevado do termo e universal.·
Ele pode ser considerado como o maior expoente na Europa do 'tradicionalismo integral': a defesa dos valores espirituais, da hierarquia , da personalidade espiritual que é nele ''inattenuata'', precisa e desprovida de compromisso como em poucos outros nossos contemporâneos. Sob este aspecto, e com um estilo de clareza cristalina, são discutidos no livro, os maiores problemas da civilização moderna, não só nos aspectos éticos, sociais e científicos, mas também na religião, e finalmente, se coloca o problema das relações entre Oriente e Ocidente, e mostra os caminhos e condições para a superação da decadência europeia e da função e da formação da nova ' elite '.
Para coragem, determinação e amplitude real e novidade de horizontes, alguns livros - como diz o tradutor [J. Evola, ndr] numa densa introdução - são, como este de Guénon, uma forma revolucionária: dado que para 'revolução' se entenda que seja uma revolta contra um determinado estado de facto uma renovação , seja um retorno ou uma conversão (re-volução) aos princípios perenni - 'eternos-perpectuos'- em cada verdadeira grandeza humana .
Por isto uma tal obra não só oferece um interesse directo a cada classes de leitores, mas constitui uma valioso contributo para a orientação das vanguardas intelectuais mais conscientes da nova Itália fascista e para o reforço da frente supranacional de todos aqueles que hoje entram em campo contra as forças das trevas e decadência.'


(arriscando tradução A.Ginja)


http://www.libreriaar.com/

"Noite de Solsticio" , 'Veleno de Teixo'

quinta-feira, 10 de dezembro de 2009

Vida & Morte


''Quando não se tem imaginação morrer é pouca coisa,
quando se tem, morrer é demasiado''

Céline

quarta-feira, 9 de dezembro de 2009

União

QUERO DOS DEUSES


QUERO DOS DEUSES



'Quero dos deuses só que me não lembrem.
Serei livre - sem dita nem desdita,
Como o vento que é a vida
Do ar que não é nada.
O ódio e o amor iguais nos buscam; ambos,
Cada um com seu modo, nos oprimem.
A quem deuses concedem
Nada tem liberdade.'


(Ricardo Reis)


domingo, 6 de dezembro de 2009

''A côr da Romã''

'A cor da Romã' (1968), do cineasta russo Sergei Paradjanov. Câmara parada, nenhum diálogo, vento sobre iluminuras




Um trabalho original que apesar de ser realizado com poucos diálogos ou movimentos de câmera,consegue superar muitos outros de temas e formas semelhantes. Podemos considerar uma das grandes obras-primas do cinema do século XX. Única pelo seu 'delírio imaginativo' um autêntico poema visual .

Existem cenas mais marcantes da história do cinema e formas de interpretação e representação que em parte são ainda hoje desconhecidas da maioria do público e da vulgar crítica comum.

Tenta reproduzir o impacto da arte medieval , residuos do mundo antigo, a essência viva das origens da arte e do povo da Arménia remota.

O filme da autoria de Paradjanov relata a vida de Sayat-Nova (c.1712-1795), um músico, poeta e revolucionário da Arménia.
Foi proibido, remontado e permaneceu como um dos filmes mais importantes já realizados no cinema
.


sexta-feira, 4 de dezembro de 2009

DUNE

quinta-feira, 3 de dezembro de 2009

Galandum Galundaina - Senhor Galandum



Novo albúm de Galandum Galundaina intitulado :

'Senhor Galandum'



quarta-feira, 2 de dezembro de 2009

Edição fac-similada marca 75 anos da “Mensagem” de Fernando Pessoa




Para comemorar o 75º aniversário da “Mensagem”, a Guimarães lança um fac-símile do dactiloscrito que Pessoa entregou nas oficinas tipográficas da Editorial Império, onde o livro foi impresso. A "Mensagem" foi o único livro de poesia que Fernando Pessoa publicou em vida.



terça-feira, 1 de dezembro de 2009

Ulisses em Eça de Queirós


Ulisses em Eça de Queirós

'' Como facilmente se compreende numa perspectiva holística, o hipotexto homérico em que Eça de Queirós se baseou na tradução de Leconte de Lisle (1868), desligado do poema em que se insere, é muito pobre, relativamente ao conto queirosiano e, mais em concreto, à ideia‑chave que comanda todo o texto, a perfeição, que, enquanto atributo dos deuses, repugna à condição humana.
Eça de Queirós principiou por realçar esta ideia através de um cuidado e bem sucedido retrato físico e psicológico de Ulisses na ilha Ogígia, como cativo da deusa Calipso.

Dele sobressai o contraste entre uma vida aburguesada de ócio, prazer e conforto – mas que o desumaniza – com a sua antiga vida de herói lutando contra ventos e marés, contra privações e obstáculos, mas por essa mesma luta humanizado, isto é, idêntico a si mesmo.
A análise do retrato é esclarecedora.

Com efeito, quando o narrador nos informa que das mãos de Ulisses desaparecera a aspereza calosa e tisnada das armas e dos remos»; quando se refere às «pregas moles» da sua «túnica bordada de flores escarlates», cobrindo «o seu corpo poderoso que engordara»; quando ele diz que «reluziam esmeraldas do Egipto» nas «correias das sandálias que lhe calçavam os pés amaciados e perfumados de essências»; quando, enfim, nos apresenta Ulisses com «o seu bastão» –«maravilhoso galho de coral» – rematado em «pinha de pérolas, como os que usavam os deuses marinhos»;
quando nos fornece todos estes pormenores, não está apenas a deliciar‑nos com uma bela descrição plástica: numa simbiose bem conseguida, de forma e de fundo, aponta‑nos para o grande leit‑motiv da semiótica do conto – a desumanização do herói face à epopeia homérica, onde surge como um náufrago, nu, magro, esfomeado, carente e de fraca figura.

Assim o arremessara à ilha o mar revolto, havia dez anos.

Mas era também nessa situação que Ulisses se afirmava como homem. Agora, na prolongada segurança e conforto, garantidos pela forçada companhia da deusa que para sempre o queria fazer imortal, o herói sente que sua humana condição se vai esvaindo. É que onde os imortais e os mortais se associam na partilha da felicidade, é aí que surge a morte do homem, pois essa felicidade talhada não à sua medida, mas à medida e segundo o critério dos deuses, torna‑se presente envenenado e só pode redundar para ele em suplício mortífero.


Mas o desfiar da intriga confirma e aprofunda a ideia sugerida pela etopeia do herói. Calipso, em conversa com ele, compara‑se à sua mortal esposa, dizendo: «Je me glorifie de ne lui être inférieure ni par la beauté, ni par l'esprit, car les mortelles ne peuvent lutter de beauté avec les immortelles» (1868: 76). A ninfa sabe retórica e recorre à lítotes, para se tornar mais expressiva. Ulisses, sempre «subtil» até nestes pormenores, responde‑lhe adequadamente:

«Je sais en effet que la sage Pénélopéia t'est bien inférieure en beauté et majesté. Elle est mortelle, et tu ne connaîtras point la vieillesse; et, cependant, je veux et je désire tous les jours revoir le moment du retour et regagner ma demeure" (ibid.).

E por aqui se fica o herói homérico.
Mas o Ulisses queirosiano, muito pelo contrário, apresenta‑se na plenitude da sua eloquência e recupera o outro dos dois elementos da sua areté – o dom da palavra alada, «como na Assembleia dos Reis, diante dos muros de Tróia, quando plantava nas almas a força persuasiva» (1902: 339‑340). O seu discurso constitui uma longa e brilhante paráfrase da matriz homérica. Mas é muito mais que isso. Há nele uma diferença fundamental, face ao Canto V da Odisseia. No poema homérico, Ulisses não troca Penélope, apesar de («Cependant») mortal, e imperfeita –, por Calipso, apesar da sua imortalidade e perfeição. Esta ideia sofre, no hipertexto queirosiano, aquilo a que com Gérard Genette (1982:372) poderíamos chamar uma «transmotivação hipertextual», e consiste em dois níveis de transformação, a partir do menos radical para o mais radical, a que correspondem, respectivamente duas fases.
Numa primeira fase, a concessão transforma‑se em causa:

«Justamente pelo que ela tem de incompleto, de frágil, de grosseiro e de mortal, eu a amo, e apeteço a sua companhia congénere!» (1902: 331).

Portanto, em Homero, é a pessoa de Penélope que está em primeiro lugar: Ulisses prefere‑a a Calipso, apesar de imperfeita. A tónica é posta na pessoa e não na sua imperfeição.
Em Eça de Queirós, é a própria imperfeição, enquanto incarnada em Penélope e, portanto, como signo da sua condição humana, que se torna a causa principal da sua preferência:

Ulisses prefere‑a a Calipso «justamente porque», isto é, porque imperfeita. Numa segunda fase, a ideia é como que retesada até um ponto máximo de tensão, para sofrer uma transformação mais radical.
Calipso põe a questão a Ulisses:
«Se em Ítaca não te esperasse a esposa tecendo e destecendo a teia, e o filho ansioso que alonga os olhos incansados para o mar, deixarias tu, oh homem prudente, esta doçura, esta paz, esta abundância e beleza imortal?» (1902: 339).
A resposta do herói aparece rápida e convicta:
«...ainda que não existisse para me levar, nem filho, nem esposa, nem reino, eu afrontaria alegremente os mares e a ira dos Deuses!» (ibid.).

Agora é a imperfeição enquanto tal, desincarnada, abstracta, a imperfeição pela imperfeição, como valor humano em si, o móbil fundamental da sua vida.
A defesa da sua posição é conduzida com inegável brilho e pode sintetizar‑se no profundo nojo humano daquela «perfeição divinas» daquele presente «perfeito» daquela impassibilidade eterna, que, monótona e estagnada, emparedava o herói entre a nostalgia de um passado «imperfeito» e a ânsia de um futuro novamente «imperfeito» mas talhado por si mesmo, à medida da sua humana condição, que lhe permitisse ver «o que se deforma, e se suja, e se espedaça, e se corrompe» (1902: 341).

Ulisses recusa a imortalidade e assume a sua queda na história.
Ora isto é inteiramente novo, face ao hipotexto da Odisseia.....''



Texto publicado no volume colectivo Literatura Comparada: Os Novos Paradigmas, Porto, Associação Portuguesa de Literatura Comparada, 1996, pp. 569-574.

"Hokusai - An Animated Sketchbook"

segunda-feira, 16 de novembro de 2009

O Deserto dos Tártaros

“Futurisms: Precursors, Protagonists, Legacies”




Entre os dias 1 e 3 de Dezembro, irá realizar-se, em Utrech, a conferência internacional “Futurisms: Precursors, Protagonists, Legacies”.

futurisms@uu.nl.
http://www2.hum.uu.nl/congres/futurisms/

domingo, 15 de novembro de 2009

O Rapto de Europa


'' Europa é filha do rei fenício Agenor.

Um dia, ao divertir-se com algumas companheiras junto das águas azuis do Mediterrâneo, atrai a atenção de Zeus, supremo senhor do Olimpo, e inspira-lhe uma paixão tão súbita como imperiosa.

Disfarça-se Zeus de touro - um touro esbelto e dominador. Ao verem-no surgir na praia, as jovens fenícias acolhem-no com simpatia e fazem-Ihe repetidas festas.

Em certo momento, o touro dourado ajoelha-se diante de Europa, estende-Ihe o dorso humilde. A princesa aceita o convite, com um sinal às amigas para que venham também experimentar a imprevista montada. Logo, porém, Zeus larga em correria vertiginosa.

Já se mete pela água dentro. Europa, receosa, olha para trás, despede-se dos pátrios areais. Somem-se as derradeiras linhas da costa. Ei-Ios em pleno mar alto, a deslizar por cima das vagas.

Europa já cessou de ter medo. Deixa-se ir, entregue à extraordinária aventura, e pergunta:
- Para onde vamos? Quem és tu? Não serás um deus?

E o touro divino responde à interrogação da princesa:
- Nada receies. Sou Zeus e estou enamorado de ti.

Levo-te para Creta, a ilha em que vi a luz. Aí te darei uma série de belos filhos e todos hão-de reinar entre os homens. ''



João Ameal,

História da Europa, Editorial Verbo

sábado, 14 de novembro de 2009

Life's Decay

Novo Album:
Life's Decay - Dysrieuses CD



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Antologia de Poesia Erótica e Satírica

Antologia de Poesia Erótica e Satírica


O Cativeiro de Afrodite

'' Quando Carolina Michaëlis de Vasconcelos se ocupou das cantigas satíricas dos nossos Cancioneiros medievais, sacrificando os preconceitos no altar da cultura, declarou que não evitaria as obscenidades que tão desafogadamente ocorrem no género burlesco dos Cancioneiros, sempre que estivesse em causa apurar a verdade.

Fazer nossas as palavras da corajosa investigadora, é uma homenagem que o seu exemplo nos impõe, afrontando uma moral onde à feminilidade sempre coube observar a regra de uma discrição apetecida pelo idealismo patriarcal.

Trata-se igualmente de abordar uma verdade, o propósito desta Antologia, cujas páginas encerram a não menos autêntica dimensão do génio poético português, escamoteada pela duplicidade de um jogo psíquico que tanto mais ascende ao vértice do arrebatamento da alma, quanto mais desce aos nossos esconsos das maquinações do instinto.

Meter ombros esta empresa, mais não é do que realçar a urgência de saneamento de uma época cuja legislação sexual, fundamentada na doutrina de Ambrósio, Orígenes, Agostinho e Jerónimo (R. briffaut, «The Mothers»), se exerce em conflito com um comportamento que exprime a anárquica tentativa de recuperar a natureza para salvaguardar o género humano dos valores em crise que persistem em configurá-lo. Não estamos pois, longe do estímulo afrodisíaco da repressão medieval, mesmo com as maiores ousadias literárias do século, como no caso de Jean Genet''.

Natália Correia



Antologia de Poesia Erótica e Satírica
Vários

Ed.Afrodite,1966.


Yamazakurabana




O poema gravado na ‘‘tsuba’’ da espada japonesa de autoria de Motoori Norinaga no século XVIII.


‘’ Shikishima No Yamato-Gokoro Wo hito To Waba Asahi Ni Niou Yamazakurabana’’

‘’Se quisermos falar , numa palavra do sentimento japonês (podemos dizer) é o perfume matinal das flores de cerejeira da montanha’’,


Les Samourais ,

Jean Mabire e Yves Breheret,

Editora Ballard, Paris,1972 ,p. 329.



segunda-feira, 9 de novembro de 2009

Negros olhos de um rebelde ...!!!!!!



Negros olhos de um rebelde ...!!!!!!



“É rebelde, por conseguinte, alguém que posto pela lei da natureza em relação com a liberdade,
se arrasta no tempo a uma revolta contra o automatismo e a uma recusa de admitir
a sua consequência ética_ o fatalismo ”


Junger



'Orgânico'' e ''Mecânico''



''Orgânico'' e ''Mecânico''





'A diferença entre ''orgânico'' e ''mecânico'', em matéria social, é uma questão de moral :

O''orgânico'' é o resultado de inúmeros humildes actos;

O''mecânico'' é o resultado de um decisivo acto de arrogância. '


Nicolas Gomez Davila


domingo, 8 de novembro de 2009

Magusto

quinta-feira, 5 de novembro de 2009

Polvora Y Sangre

Polvora Y Sangre





"O efeito imediato e incontornável do Estado liberal-parlamentar foi a entrega, a todos os grupos e partidos políticos, da tarefa de marcar a «cada hora» o rumo a seguir; e fazer do Estado e da vida nacional uma ferramenta transitória, sem fidelidade essencial a nada, deu origem a todas as misérias políticas, todas as lutas vergonhosas, todos os injuriosos atropelos sobre o corpo e a alma do génio nacional que podem seguir-se facilmente em qualquer período de qualquer povo em que tenha tomado forma um Estado liberal-parlamentar."

Ramiro Ledesma Ramos
in "Ideas sobre el Estado", Acción Española, 1933.


http://infoinconformista.blogspot.com/



quarta-feira, 4 de novembro de 2009

Song of The Well

A Desfolhada



Em rodas sentados à volta de um grande monte de milho....desfolhando o milho: tiramos o folhelho e separamos o milho.

Enquanto se faz a desfolhada cantam-se músicas tradicionais.
O convívio é sagrado e o ritual alimenta toda a tradição, contacto e união entre a comunidade.
Quem encontrasse o milho-rei, nome que se dá às espigas de milho vermelho, tinha que dar um beijo aos outros.

Em seguida, come-se um bom petisco: azeitonas, broa e salpicão. Uma delícia!
Depois de desfolhado o milho, dançam.

A desfolhada!

Trieste 1953

Trieste 1953





'O Território Livre de Trieste foi criado em 1947 na sequência do tratado de paz com Itália no final da II Guerra Mundial dissolvendo-se em 1975.

A T.L.T. foi dividido em duas zonas:
A Zona A:
De 222,5 km ², com cerca de 310.000 habitantes (dos quais as estimativas dos Aliados, 63.000 eslovenos) de San Giovanni di Duino, incluiu a cidade de Trieste e termina em Muggia, foi administrada por um governo militares Aliados (Allied Military Governo - Território Livre de Trieste - British U. S. Zone);

Zona B:
Com o norte-Istria ocidental, com 515,5 km ², e cerca de 65.000 habitantes (35.000 italianos, 22.000 Eslovenos e croatas 9000 as estimativas de alguns historiadores. Que foi administrada pelo Exército da antiga Jugoslávia.
A Zona B foi, por sua vez, dividido em duas partes:
O distrito italiano-esloveno de Koper e o distrito de Italiano-Croata Buie, separados pelo rio Dragonja. Koper tornou-se a sede das antigas bases militares e civis na área.
Este fenómeno causou uma assimetria nas administrações.

A zona-A foi de administração não fronteiriça controlada por britânicos e americanos. A zona-B serve de estado-tampão com o estado vizinho, a Jugoslávia (que aspiravam ao anexo todo o território).

Quase nunca funcionou como um verdadeiro Estado independente. As suas operações foram dependentes da nomeação de um governo pelo Conselho de Segurança das Nações Unidas. A escolha do governo durou vários anos, ao longo dos quais, foram propostos vários nomes sistematicamente vetados por ambas as partes (tanto da parte dos aliados como dos russos).

Em 1952, na Zona A, certos poderes (incluindo a Direcção de Finanças e Economia), foram confiados aos gestores nomeados directamente pelo governo italiano.

No entanto, em 5 de Novembro e 6 de 1953 em Trieste, houve violentos combates nas ruas por parte de quem apelava para a reunificação da cidade para Itália e contra a presença administrativa da ONU.
Seis pessoas foram mortas em motins pertence ao grupo italiano étnicas (os mortos seis mais tarde foi condecorado com a medalha de ouro no valor do governo italiano).'